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| DICONO DI NOI |
Al Rione Sanità torna alla luce il rifugio dei bimbi
Pentole con avanzi di cibo, panche e un vasino: tutto è fermo al settembre ‘43
21/04/2010
PAOLO BARBUTO - Nell’angolo cucina c’è ancora una pentola con resti di cibo, nell’angolo opposto c’è il vasino di un bimbo; tutt’intorno il legno delle panche. Via Vergini numero diciannove, 35 metri sottoterra: dopo settant’anni si riaprono le porte di uno dei rifugi di guerra più frequentati durante il conflitto mondiale. L’ultima volta è stato usato nel 1943. Da allora è rimasto chiuso in fondo alla lunga teoria di scale, abbandonato all’inizio perché nessuno aveva voglia di ricordare i giorni drammatici della guerra, poi perché quel posto nelle viscere della Sanità è umido e scomodo, nessuno ha voglia di andarci. Così, per una strana (e inconsueta) magìa, quel posto è rimasto fermo nel tempo: come una fotografia scattata nel settembre del 1943. Solo che non è una fotografia: è vero e reale, fatto di oggetti «vivi» che s’illuminano alla luce delle torce e raccontano la loro storia. Al ricovero si accede attraverso un cancelletto in fondo al cortile del palazzo dello Spagnuolo, uno dei tanti elementi pregevoli e significativi della Sanità, dove è allestito anche il museo di Totò che verrà aperto nei prossimi mesi. Si trova esattamente di fianco al bar dove fu consumato l’omicidio Bacioterracino, anche quello diventato, purtroppo, orrendo simbolo del quartiere: registrato in un video e divulgato alle tv, per cercare di identificare l’assassino. Due associazioni speleologiche si sono aggregate per scivolare in fondo alle scale che conducono negli «abissi» della Sanità: «La macchina del Tempo» di Luca Cuttitta e «Celanapoli» di Carlo Leggieri: sono scesi fianco a fianco, simbolo di una unità d’intenti nella riscoperta e nella valorizzazione della città nascosta. E al seguito degli speleologi c’eravamo anche noi per vivere quel momento emozionante e intenso. La discesa verso il rifugio prevede una sosta dopo appena cinquanta gradini: c’è una stanza interamente scavata nel tufo dove, nel 18mo secolo, al tempo della costruzione del palazzo, erano conservate le derrate alimentari. Anche questa veniva usata durante la guerra ma era considerata piccola e pericolosa perché troppo superficiale. Il ricovero vero e proprio si trova molto più giù, a 35 metri di profondità. Ed è spettacolare. Sotto al palazzo dello Spagnuolo si apre un’area grande quanto una cattedrale. Lo spazio è talmente ampio che le torce fanno fatica a illuminarne la volta. Ma quel che regala le emozioni maggiori non si trova in alto, è davanti agli occhi, dietro agli angoli delle piccole grotte, nella spianata dove i napoletani della Sanità si sono accalcati l’ultima volta nel 1943, era l’8 settembre, ultimo bombardamento alleato su Napoli, mentre gli americani sbarcavano a Maiori. Quel giorno, evidentemente, nel rifugio dei Vergini il cibo fu da pranzo di gala: vongole in abbondanza. I gusci sono sparsi qua e là nell’angolo destinato alla cucina. Il primo impatto con il rifugio, però, sono i wc: quattro in fila, alla turca, costruiti in fondo alla grotta dov’era stato portato in maniera di fortuna un tubo dell’acqua che consentiva addirittura di riempire secchi per pulire tutto, un vero lusso. Niente porte, però, erano protetti da tendine. E dentro il primo bagno, uno dei «consueti» graffiti di guerra: il disegno rozzo di un aereo che bombarda una nave. Memorie d’altri tempi. L’ampia zona del rifugio si dirama in un paio di corridoi dove sono scavate piccole grotte. Erano le zone più riservate. Ci andavano i neonati, le persone malate, erano usati come pronto soccorso: «La notte scorsa nel ricovero della Sanità la giovane Anna Martene, moglie dell’operaio Luigi Barbato, ha dato alla luce una florida bambina che sarà chiamata Giuseppina Vittoria Italia», scriveva il Corriere di Napoli del 23 luglio 1943. Forse la piccola Giuseppina nacque proprio qui. Di sicuro i bambini erano molti. Uno ha lasciato qui sotto il suo vasino. Quel bimbo, oggi, ha almeno settant’anni. Tutt’intorno al rifugio c’erano panche di legno che sono state divorate dall'umidità e sono schiantate per terra, ridotte a brandelli.
La curiosità
Vongole per l’addio alla guerra
I reperti: resti di molluschi nella zona cucina, brande di legno distrutte e il vasino di un bambino di 70 anni fa
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Dell'articolo è stata richiesta la rimozione in quanto, come specificato nella sezione ULTIMI EVENTI del sito di Celanapoli, l'associazione ha contribuito ad organizzare l'iniziativa BorgoVergini nell'ambito del comitato Stella-Vergini-Sanità |
Napoli, grande festa popolare
tra i
monumenti di Borgo Vergini
NAPOLI
(30 novembre) - Bella festa popolare e delle iniziative delle
Associazioni sul territorio ieri a Borgo Vergini, per il giro dei
monumenti del borgo, organizzato dalla Associazione Culturale
Celanapoli (www.celanapoli.it)
e dalla Associazione Miradois, dell'Associazione Palazzo
Sanfelice, con gli spettacoli di strada dell’Istituto delle
Guarattelle di Bruno Leone. Trampolieri, trucchi e travestimenti
con i bimbi del Froebeliano e gli operatori di Mani Tese. In
particolare, l'Associazione Miradois ha rilanciato il progetto
della "strada dei musei" che ha riscontrato molti
favori. Proiettate anche le immagini della passeggiata su un
computer i gazebi).
Decisivo l'impegno dei componenti del
comitato organizzatore, davanti allo stand delle tre associazioni
(Miradois, Palazzo Sanfelice, Celanapoli), in particolare
l'architetto Pietro Pirozzi, Antonello Pisanti con la moglie
Mariella e Fancesca Pagetta e Carlo Leggieri.
Meravigliosi
i siti visitati (Palazzo dello Spagnuolo, Palazzo Sanfelice,
Palazzo dei Liguori...).
PER
INFO
pietro_pirozzi@fastwebnet.it
vincenzo.fraietta@libero.it
massimo.rippa@libero.it
mauroforte@hotmail.com
m.migliazza@email.it
lellodam@inwind.it
francescapagetta@libero.it
carloleggieri@katamail.com
caianto@libero.it
antonello.pisanti@gmail.com
alaville@libero.it
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Le strade inesplorate della città di sotto
Teatri, cisterne e viaggi nel mistero
31/07/2009
PAOLO BARBUTO - C’è anche un’altra Napoli, che non è città del sole e del mare, eppure ha lo stesso fascino della Napoli «vera». È la città «di sotto», un milione di metri cubi di cunicoli e gallerie, decine di ritrovamenti archeologici che spuntano fuori ad ogni metro d’avanzamento della metropolitana. È la Napoli nascosta che, forse, è ancora più affascinante di quella che le galleggia sopra: la parte conosciuta di quelle grotte, è ancora poco nota a cittadini e turisti; la parte inesplorata conserva segreti antichi che gruppi di matti e appassionati, un po’ speleologi e un po’ archeologi, cercano con avidità. La Napoli Sotterranea che i turisti conoscono bene è quella alla quale si accede da piazza San Gaetano, o quella di Michele Quaranta che s’infila sotto Sant’Anna di Palazzo. Erano grotte ben conosciute durante la guerra: parte di quell’immenso patrimonio di 428 ricoveri antiaereo dove i napoletani si rifugiavano. E lasciavano testimonianze sotto forma di scritte e disegni. I circuiti turistici comprendono anche le catacombe di San Gennaro e la Napoli stratificata che si trova sotto la basilica di San Lorenzo Maggiore. Con un po’ di fortuna è anche possibile riuscire a visitare il teatro romano incastrato sotto le fondamenta di largo Santissimi Apostoli. Per infilarsi venticinque metri sotto piazza Cavour, invece, bisogna rivolgersi al Centro speleologico meridionale dove l’ingegnere Clemente Esposito, a dispetto degli anni che imbiancano la barba, continua ad essere un Indiana Jones metropolitano: guizza sotto la città con l’agilità di un ragazzino e va fiero del suo museo del sottosuolo. Ma c’è anche un’altra Napoli «di sotto», quella che i turisti conoscono poco e che, forse, riserva le emozioni più grandi. Sotto la Sanità, tra via Cristallini, via Santa Maria Antesaecula, vico Traetta, ci sono decine di ipogei di età greca: questa zona era considerata sacra e le famiglie aristocratiche costruirono qui la loro valle delle tombe. L’associazione «Celanapoli» di Carlo Leggieri ha aperto alle visite l’«ipogeo dei Togati» in via Santa Maria Antesaecula 126. Si scivola attraverso una lunga scalinata all’interno di un «basso», e si parte per un viaggio nel tempo che si conclude sotto le fondamenta del palazzo, dove cunicoli e grotte nascondono altorilievi di incredibile impatto. A Poggioreale, dietro a un enorme masso franato secoli fa, è stata trovata una grotta dentro la quale, disteso su un blocco di tufo, c’era lo scheletro di un cavatore greco. Era rimasto solo a scavare lì dentro, tra i muri pieni di incisioni e scritte dei compagni: quando l’apertura è stata bloccata dalla frana ha capito quale sarebbe stato il suo destino, s’è disteso e s’è addormentato, nella stessa posizione in cui è stato trovato dagli speleologi una decina d’anni fa. La Napoli «nascosta» s’è manifestata anche sotto le scuole. Dal basamento dell’elementare Bovio a San Giovanni a Carbonara si dirama una rete di cunicoli che passa sotto le antiche mura e arriva nel cuore della città: i bambini della scuola, durante il Maggio del monumenti, diventano ciceroni del sottosuolo. Anche i ragazzi dell’Artistico di via Settembrini hanno imparato a conoscere l’architettura sotterranea che parte dall’istituto e s’infila sotto la città. Al turismo sarà riaperto, tra pochissimo, il tunnel borbonico. Un gruppo di geologi, coordinati da Gianluca Minin, sta completando il lavoro per rendere visibile ai turisti il percorso sotterraneo studiato per le truppe che da Palazzo Reale arrivavano fino al mare, sbucando in via Morelli. Il tunnel negli anni ’50 divenne deposito di auto sequestrate. Poi l’urbanizzazione lo isolò, per cui, ancora oggi, conserva scheletri di «Topolino» e Lambrette d’epoca. Luca Cuttitta e Fulvio Salvi, animatori di «NapoliUnderground», sono tornati da poco in una cavità dell’Arenella, in salita Due Porte: muri affrescati con simboli egizi, colonne scolpite nella roccia e una porta a forma di scheletro, spiegano che laggiù c’era la sede dell’«Accademia dei segreti» di Giovan Battista della Porta. La Soprintendenza, allertata dalla polizia municipale, sta studiando i reperti per datarli correttamente. A coordinare la datazione e la catalogazione dei reperti trovati durante gli scavi della Metropolitana pensa invece Daniela Giampaola della soprintendenza. Sotto via Toledo sono venuti fuori resti di attività agrarie del quarto millennio avanti Cristo: solchi incrociati di aratro, conservati nel tempo da una eruzione vulcanica. In zona c’erano anche frammenti ceramici del neolitico. Le navi greche di piazza Municipio spiegano che lì c’era il porto; e gli ormeggi arrivavano fino all’attuale piazza Bovio. Il simbolo della stratificazione storica napoletana, però, è piazza Nicola Amore. Il cantiere della stazione «Duomo» racconta una storia che parte nel primo secolo dopo Cristo con colonne e fregi di un tempio, passa per il secondo secolo con la lista dei vincitori dei giochi isolimpici. Poi mostra i segni di abbandono perché la zona divenne palude. Fu recuperata solo nel dodicesimo secolo a nuove attività artigianali e, nel 13mo secolo diventò un giardino dove c’era una fontana sulla quale venne raffigurato un corteo di navi. È la magia della Napoli «di sotto», che sa raccontare storie belle e affascinanti: proprio come la Napoli di sopra. Solo che laggiù non ci sono traffico e caos, non ci sono tensione e violenza. Quella Napoli, bella e silenziosa, aspetta solo di essere valorizzata.
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Cultura & Ricerca
Speleologia
I mille segreti della Napoli underground
Ad ormai diciassette anni di distanza dal III Simposio internazionale sulle Cavità artificiali organizzato dal Cai, il Club alpino italiano, di Napoli a Castel dell'Ovo, la speleologia campana è torna ad essere protagonista, dando vita ad una manifestazione di rilievo in materia di "Speleologia in Cavità artificiali" conclusasi il 2 giugno. "Da quel lontano 1991 ne è passata di acqua sotto i ponti - dicono gli organizzatori - e la speleologia campana è cresciuta non solo come numero di gruppi ma anche dal punto di vista organizzativo comprendendo l'importanza di far fronte comune costituendo nel 1998 la Federazione speleologica campana". Proprio per celebrare il decennale della sua fondazione, la Federazione speleologica ha organizzato il VI Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali.
La scelta di Napoli, quale sede di questo summit di respiro internazionale, non è casuale in quanto è una città ricca di ipogei artificiali morfologicamente complessi e di straordinaria bellezza. Un convegno che "miscela" aspetti teorici e momenti pratici in cui è stato possibile toccare con mano gli oggetti delle diverse discussioni. Infatti, durante la manifestazione, oltre alle sessioni orali dedicate agli interventi dei vari relatori, sono state organizzate diverse escursioni nel sottosuolo partenopeo.
Protagonisti gli ipogei funerari ellenistici che costituiscono uno straordinario documento dell'impronta greca ma anche monumentale testimonianza dell'utilizzo del sottosuolo. "Gli ipogei - raccontano nella loro relazione Carlo Leggieri e Francesco Colussi - sono stati realizzati tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C, simbolo di una cultura nella quale si riconosceva la classe dominante".E così, anche il convegno è stato in grado di far viaggiare i partecipanti, attraverso le parole, lungo gli assi extraurbani che dalla porta Nord della cinta muraria di Neapolis s'inerpicavano verso la collina di Capodimonte, E, attraverso i secoli, si è poi giunti fino ai giorni nostri, momento in cui queste vestigia sono diventate una "pattumiera" dove sversare migliaia di metri cubi di materiali di risulta, residuo di ristrutturazioni edili, destinandole così, di fatto, a discarica. Un uso ed un abuso che però dal 1992 ha trovato un freno nell'operazione compiuta dall'Associazione culturale "Celanapoli", che promuove, in collaborazione con la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, il recupero, la valorizzazione e la fruizione di questo patrimonio ricco di storia. Ma, durante il convegno, ha trovato spazio anche la trattazione dell'intervento di riqualificazione urbana di un'area del Comune di Pomigliano d'Arco. "L'esecuzione dei lavori - sottolineano Tino Esposito e Giuseppe D'Oronzo, rispettivamente architetto e funzionario tecnico e geologo - ha consentito il raggiungimento di due importanti risultati: la restituzione alla collettività di un importante piazza storica, ormai abbandonata e profondamente degradata e l'adeguamento statico e funzionale della sottostante cavità, adibita a rifugio antiaereo in periodo bellico e oggi destinata a Museo della memoria". E' stata poi la volta della Grotta di Seiano, tappa strategica di un percorso archeologico di notevole interesse. Una galleria artificiale, che traforando la collina di Posillipo, congiunge Coroglio con il vallone della Gaiola. " Si pensa - evidenziano Norma Damiano e Rosalba Maresca, tra gli autori della pubblicazione - che la Grotta di Seiano sia stata prima una cava per il reperimento di materiale
da costruzione e successivamente abbia avuto funzione carrabile di accesso alla villa Pausilypon". Una cavità lunga circa settecentosettanta metri, con una forma variabile dai quattro ai sette metri in larghezza ed un'altezza compresa tra i quattro ed i nove metri;
All'interno di questa cavità, nel dicembre 2007, si è svolta una campagna di acquisizione di dati sismici con lo scopo di determinare la struttura della crosta superficiale e valutarne. " Il rumore sismico - continuano le autrici - è stato registrato utilizzando due array lineari installati lungo l'intero percorso" |
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