Gli Ipogei di via Santa Maria Antesaecula rappresentano un significativo esempio di sepoltura ipogea a Napoli in età ellenistica e, contemporaneamente, sono inseriti in un contesto molto favorevole per un intervento mirato alla loro valorizzazione.

( planimetria con la posizione degli ipogei )
Sono ubicati, rispetto alla strada moderna, a quote comprese tra i 6 e i 12 metri e, in particolare la camera inferiore dell’ipogeo dei Togati, è localizzata esattamente sotto la pubblica via, in corrispondenza dell’ingresso del civico 126.
La posizione in successione degli ipogei permette di ipotizzare il tracciato dell’antico percorso su cui prospettavano gli accessi monumentali. Esso procedeva, pressoché parallelamente, all’attuale via Arena alla Sanità, circa 40 metri più a nord e, ad una profondità di circa 8 metri, passando sotto via Santa Maria Antesaecula pochi metri a nord di vico Traetta.
La strada antica, in alcuni tratti è sepolta da detriti alluvionali con spessori di ricoprimento di appena 2-3 metri sigillati dalla pavimentazione dei locali cantinati, in altri, è stata interessata dall’estrazione del banco tufaceo che ne ha asportato la sezione frequentata in epoca antica.
Il primo caso si verifica in corrispondenza dell’ingresso all’ipogeo dei Togati, mentre il secondo caratterizza l’ingresso dell’ipogeo dei Melograni.
Trasversalmente al percorso originario abbiamo oggi molte strutture murarie in elevazione; è verosimile che le fondazioni di tali strutture, in molti casi, siano state portate fino alla strada antica chiudendola in più tratti. Comunque i principali carichi degli edifici sono trasmessi al banco tufaceo mediante un sistema di arconi e pilastri che concentrano, così, le sollecitazioni su aree limitate.
Il primo elemento progettuale è rappresentato dall’ipotesi di liberare e rendere percorribile la strada antica, dal punto in cui è più agevole lo scavo. Rimovendo una pavimentazione di calce e lapillo dello spessore di pochi centimetri su una superficie di circa 10 metri quadri e asportando circa 30 metri cubi di materiale incoerente si può liberare la strada in corrispondenza dell’ingresso all’ipogeo dei Togati.
Per raggiungere la quota dell’antico percorso, a circa 8 metri di profondità, si prevedono due diversi sistemi di collegamento verticale, eventualmente da utilizzare in un circuito di discesa e risalita. Il primo prevede l’utilizzo della scala settecentesca che dalla strada, con autonomo ingresso al civico 129, conduce al piano cantinato scendendo di circa 5 metri e di una scala di acciaio, da localizzare in un ambiente ubicato sotto l’androne, che consenta di superare gli ulteriori 3 metri; il secondo prevede la realizzazione di un ascensore nel vano del pozzo che raggiungeva le cisterne attestate a quote vicine a quella di nostro interesse.

( pianta di progetto a quota -8,30 metri dell'ipogeo dei Togati )
Raggiunto l’antico percorso e la parte bassa dell’ingresso monumentale all’ipogeo si dovranno svuotare, dai materiali incoerenti che parzialmente le riempiono, sia la camera superiore sia la camera inferiore liberando le scale che, in questa tipologia di edificio funebre, attraversando l’ambiente superiore conduceva in quello inferiore.

( sezione dell'ipogeo dei Togati )
Le opere di rimozione del materiale dovranno essere accompagnate da interventi di consolidamento che, in particolare, sono necessari ed urgenti per la volta della camera inferiore. Questa, infatti, presenta diverse fratture, anche con principi di dislocazione, da cui percola l’acqua piovana proveniente da via Santa Maria Antesaecula. La valorizzazione archeologica rappresenta, quindi, l’occasione per mettere in sicurezza la strada pubblica e prevenire episodi luttuosi, purtroppo ricorrenti nella città di Napoli.
Ulteriori interventi di svuotamento e consolidamento potranno essere successivamente estesi da questo primo ipogeo a quelli adiacenti. L’ipogeo dei Melograni, ad esempio, in cui sono stati sversati molti metri cubi di basoli della pavimentazione storica napoletana, forse in occasione di lavori di asfaltatura stradale, necessita, dopo lo svuotamento, di interventi per arrestare il degrado delle strutture tufacee e dei superstiti affreschi raffiguranti, tra l’altro, le melagrane.
Nei locali cantinati, sovrapposti agli ipogei, si svilupperà il percorso didattico-museale che consentirà di collegare idealmente il sito visitato con gli ipogei non visitabili (ad esempio quello di via dei Cristallini) e con gli allestimenti realizzati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Particolare cura sarà posta per consentire la visione di ambienti e particolari non raggiungibili per motivi di sicurezza o di salvaguardia dei reperti archeologici. Si pensa all’impiego di attrezzature informatiche adeguate alle condizioni termo-igrometriche dei luoghi e ad una fruizione di un pubblico differenziato.
Il progetto può raggiungere i primi obiettivi anche con limitate risorse finanziarie, potendosi sviluppare successivamente con l’integrazione di numerosi altri ipogei posti lungo l’antico percorso.
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